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Verso la fine del XVIII secolo in Europa si inizia ad avere una visione un poco meno nebulosa del Giappone. Grazie al crescente numero di spedizioni commerciali ed esplorative, l’arcipelago asiatico sta finalmente uscendo dalle nebbie del mito e dell’allegoria. I cartografi cancellano dalle loro mappe le immagini di elefanti, unicorni o cinocefali e i corsivi hic sunt dracones[1]. I naturalisti possono finalmente lasciare vascelli e telescopi e prendere in mano le lenti d’ingrandimento.
La conoscenza della flora nativa rimane tuttavia meramente cartacea. Salvo le pochissime specie vegetali effettivamente introdotte in Europa, l’unico materiale di cui si dispone rimangono descrizioni, disegni o campioni secchi di erbari. Tutto il resto sono chimere remote e nomina nuda.

Perchè un nuovo capitolo di questa storia possa aprirsi, si rendono necessari almeno due presupposti. Un radicamento botanico occidentale in Giappone, con professionisti stabilmente sul posto per un periodo lungo e continuato di anni; la preparazione e supervisione di attrezzature tecnologiche in grado di acclimatare e mantenere in vita le piante durante il lungo tragitto per mare.
La figura che incarnerà questo passaggio è Philip Franz Balthasar von Siebold (1796-1866).


CAP 2 –
Siebold, ovvero dell’acclimatamento

Philip Franz Siebold è un medico tedesco di Würzburg, figlio d’arte. A 24 anni già esercita in una clinica privata nella vicina Heidingsfield e si sta progressivamente guadagnando stima e parcelle dei suoi pazienti.
Come molti degli attori di questa storia tuttavia, il giovane medico sembra essere egli stesso affetto da una malattia, nella fattispecie il mal del viaggiatore, presumibilmente contratta leggendo le cronache di Alexander von Humbold[2]. Medice cura te ipsum. Incapace di tenere i piedi fermi sotto la scrivania, Siebold chiude la clinica e firma un contratto come medico militare per la Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC). Durante i cinque mesi di traversata Rotterdam-Batavia (la moderna Giacarta, allora avamposto commerciale olandese in Asia) si mantiene in allenamento curando la salute dei più di cento marinai a bordo. Una volta sbarcato viene assegnato ad un’unità di artiglieria, ma non deve passare troppo tempo prima che le sue qualità siano notate dal direttore generale Van de Capellen e dal direttore del giardino botanico di Bogor Caspar Georg Carl Reinwardt. Questi lo reputano capace di succedere a Kaempfer e Thunberg a Dejima, dove è prontamente spedito in qualità di ufficiale delle ricerche mediche e naturali. Siebold ha all’epoca 27 anni.

Sbarcato a Nagasaki nel giugno del 1823, Siebold ha un primo assaggio di ciò che ancora oggi invariabilmente capita a chiunque passi la dogana giapponese. Ovverosia una trafila di controlli incrociati tra permessi di soggiorno, effetti e bagagli personali il cui puntiglio sarebbe d’ispirazione a Kafka stesso. L’esperienza è resa più intrigante dal fatto che Siebold debba presentare un passaporto falso, poichè solo dichiarandosi olandese può essere ammesso a Dejima. Una postilla è posta sul fatto che l’olandese di Siebold abbia un’inflessione insolita. Il medico tedesco replica che il suo è “un accento settentrionale” e tutto fila liscio. Questo è tuttavia solo l’inizio della lunga e alternata vicenda tra Siebold e la diplomazia giapponese, che influenzerà profondamente la storia di entrambe le parti.

Sbrigatosi dagli iniziali convenevoli burocratici, Siebold si affretta a mettere in chiaro che non è venuto in Giappone in giro turistico. Parallelamente all’esercizio degli incarichi medici ufficiali, mostra grande interesse per l’attività botanica. Egli raduna e coltiva quante più piante possibili nel piccolo giardino botanico di Dejima, dal quale prepara le spedizioni per Leida, Gand, Anversa e Bruxelles. Qui fa anche costruire una piccola serra e un memoriale a Kaempfer e Thunberg.
Come ai suoi predecessori tuttavia, il confino nella “prigione nazionale” olandese di Dejima sta stretto a Siebold. A pochi giapponesi è permesso l’accesso, così come le escursioni degli olandesi (o presunti tali) fuori Nagasaki sono concesse sporadicamente e pedissequamente regolate.
A differenza di esploratori “arrivati” come Joseph Banks, James Cook e Alexander von Humbold, che possono valersi dell’aiuto di qualificati esperti europei, Siebold deve reclutare il suo team in Giappone. Il compito non è facile ma, grazie alla naturale propensione per le lingue e la capacità diplomatica, egli riesce non solo a radunare attorno a sè diversi studiosi locali, ma fonda anche una piccola clinica e scuola medica, l’istituto di Narutaki Manor.
Questo centro diventa presto l’avamposto di Siebold in terraferma. Molti giovani studiosi bussano alla porta di Narutaki, chiedendo di essere eruditi sulle tecniche della medicina occidentale. Siebold prima li accontenta, poi li manda ai quattro angoli dell’arcipelago – quasi come proprie ubique gambe e braccia – per compiere esplorazioni naturalistiche[3].

Ad aumentare le fila del gruppo di Siebold, nel 1825 due assistenti europei gli sono mandati da Batavia. Questi sono il medico tedesco Heinrich Bürger e il pittore Carl Hubert de Villeneuve. Il fatto che i dirigenti olandesi forniscano Siebold di due aiutanti, entrambi più vecchi di lui, è un chiaro indizio del consenso che il medico tedesco si sta guadagnando.
La figura di Heinrich Bürger (1804/6-1858) non deve essere sottostimata. La natura di questo personaggio, il cui sangue è arricchito dai geni ebrei e contagiato dal notorio mal del viaggiatore, pare essere più vicina a quella dell’eclettico libero professionista che del medico ordinario. Nel corso della sua vita viaggierà largamente in Europa ed Asia, facendo realizzare strade e gestendo la produzione e il commercio di zucchero, olio e riso.
Bürger si guadagna anche un posto nell’olimpo dei naturalisti occidentali in Giappone, dove soggiorna dieci anni continuando il lavoro di Siebold quando questi – come vedremo – sarà costretto ad allontanarsi. Bürger raccoglie e studia una quantità di minerali, piante e animali. È soprattutto ricordato per le ricerche sulla fauna ittica, con 650 specie di pesci descritte. Questo generoso contributo al sushi[4], così come le altre ricerche zoologiche, saranno il cardine per la pubblicazione dell’importante Fauna Japonica di Temminck e Schlegel.

Botanicamente parlando, Bürger non descrive nuove specie. Organizza tuttavia spedizioni di materiale vegetale ai giardini botanici europei, tanto che oggi il suo nome è ricordato in almeno venti epiteti di specie giapponesi. Fra queste vi sono Eriocaulon buergerianum (quasi una sorta di aglio acquatico, piuttosto piacevole), Lepidomicrosorium buergerianum (un’interessante felce saggitata), Ilex buergeri (un fulgido ma misconosciuto agrifoglio, con buon potenziale per il giardino subtropicale) e Lespedeza buergeri (un bush clover dal tono mite e screziato, offuscato dagli smagli dei più fortunati cugini thunbergii e bicolor).
Non uno di questi nomi si vedrà oggi stampato sulle etichette dei vivai o giardini giapponesi. Esiste tuttavia una pianta che attivamente commemora il nome di Bürger. Questa è Acer buergerianum, che in Giappone è apprezzato e conosciuto come kaede, ovvero “mano di rospo” per la forma tripalmata delle foglie. Fra gli aceri è secondo solo a momiji, ovvero quel Acer palmatum che è pianta-sinonimo dell’autunno nell’immaginario collettivo in Giappone e nel mondo.
Rispetto al suo fotografatissimo cugino, Acer buergerianum è un tipo non meno utile paesaggisticamente, poichè la sua chioma densa può servire alla creazione di ombra in ambiti urbani. Il colore autunnale inoltre non manca. L’acero tridente è tuttavia usato in Giappone soprattutto nell’arte dei bonsai, dal momento che si presta affidabilmente a pratiche di deramificazione e defoliazione. Nelle scuole di bonsai lo si dà oggi agli studenti principianti come ai bambini delle elementari si mette in mano la plastilina.

Tornando al Giappone del diciannovesimo secolo, ogni quattro anni il direttore olandese di Dejima si recava a Edo (odierna Tokyo) per rendere visita allo shōgun a Edo. Nel 1826 cade la ricorrenza e Siebold può unirsi alla spedizione. Il viaggio da Nagasaki alla capitale dura quasi due mesi. Per Siebold è l’occasione tanto attesa per affrancarsi dai porti di Nagasaki e lanciarsi all’esplorazione del paese[5].
Le cronache si trattengono sulla sosta di Atsuta, dove Siebold è ricevuto dal famoso medico Itō Keisuke. I due colleghi confrontano l’antico sistema cinese di riconoscimento delle piante pen-ts’ao con il moderno sistema binomiale di Linneo (che Siebold può mostrare sulla Flora di Thunberg). Questo incontro rappresenta l’inizio dell’adozione del sistema binomiale in Giappone. (Adozione a dire il vero non perfettamente riuscita, visto tutt’oggi in Giappone si continuano serenamente ad ignorare i nomi latini in favore degli esotici appellativi vernacolari).
Del ricevimento alla corte di Edo, Siebold ricorda soprattutto il torcicollo e il mal di stomaco dovuti a più di 15 ore di abiti soffocanti e inchini al cospetto dello shōgun. Il resto del soggiorno è dedicato ad ampliare i contatti diplomatici e la personale collezione di giapponeserie, che Siebold sta infaticabilmente raccogliendo con l’ambizioso progetto di istituire un museo etnologico del Giappone in Europa[6].
Nel corso del vero e proprio mercato al baratto che apre con i dignitari della corte shogunale, egli riesce ad ottiene dall’astronomo di corte Takahashi Kageyasu una mappa del Giappone settentrionale. Con questo scambio Siebold senza sapere getta i semi dei suoi futuri guai con lo stato giapponese.

Tornato a malavoglia all’ettaro di Dejima, Siebold continua a consolidare la sua posizione. Ormai noto come Shiboruto-san, egli ormai gode in Giappone, nonostante la giovane età, della fama di un veterano. Fama consacrata dal saldo credito scientifico unitamente a un innegabile savoir-faire diplomatico.
Tuttavia, come spesso si osserva in simili caratteri, quelle qualità sono affiancate da un carattere non facile, certamente pertinace e ambizioso – talvolta arrogante. Forse per questo motivo il suo mandato quinquennale non è rinnovato e una spedizione viene organizzata per riportarlo a Batavia. Siebold, che pur desidera rimanere in Giappone, non può opporsi.
Il proverbiale deus ex machina arriva in suo soccorso sotto la forma metereologica di un potente tifone. La barca organizzata per Batavia è danneggiata e non può salpare. Ricomposta dopo breve un’altra spedizione, Siebold carica piante e giapponeserie, ma non lascia Dejima – e in questa occasione indipendentemente dal suo volere.

Fatto sta che Shiboruto-san è agli arresti domiciliari. Con doppio scherzo del destino, i suoi carichi si sono resi ispezionabili in seguito al tifone e ai successivi lavori di restauro della nave. Le autorità trovano le mappe del Giappone che egli ha ottenuto a Edo dall’astronomo Kageyasu. L’esportazione di mappe è considerato reato, e non dei più trascurabili.
Siebold ha creato un impasse internazionale senza precedenti. La sua abitazione viene perquisita con meticolosità non dissimile a quella con cui egli ha scandagliato il paese. Molti dei suoi beni vengono requisiti e rimandati a Edo. Nelle indagini che seguono, Siebold viene prima accusato di essere una spia russa[7], poi dichiarato ufficialmente persona non grata ed estradato dal paese il 30 dicembre 1829[8].

Al ritorno in Europa sei mesi più tardi, Siebold trova una situazione se possibile ancora più turbolenta di quella lasciatasi alle spalle. Il vecchio continente è scosso dalle agitazioni conseguite dal terremoto della Rivoluzione Francese. Bruxelles è nel pieno dei tumulti che porteranno all’indipendenza belga. Siebold non ha tempo di disfare le valigie che è costretto a ripartire per rifugiarsi nella neutrale Leida[9].
Negli anni che seguono Siebold si impegna a radunare e pubblicare il vasto materiale raccolto in Giappone. Grazie a lui i giardini botanici di Leida mantengono per lungo tempo l’anteprima sull’introduzione di specie giapponesi in Europa[10]. Nel 1835 esce a Monaco il primo volume di Flora Japonica in collaborazione con Joseph Gerhard Zuccarini (pubblicazioni che proseguiranno fino al 1870). Tra il 1832 e 1858 esce Fauna Nipponica e – soprattutto – Nippon, la vastissima opera geografica ed etnografica che è vero oeuvre cathédrale del medico tedesco[11].

Grazie a queste attività Siebold si legittima il maggiore esperto occidentale del suo tempo in studi giapponesi. Viene invitato ad unirsi a società accademiche, colleziona medaglie e riconoscimenti, è ricevuto alla corte di ufficiali militari, cancellieri e imperatori[12]. Una breve occhiata ai ritratti di questo periodo rende piuttosto chiaro il fatto che, piuttosto che nell’esercizio della professione medica, Siebold è ora impegnato a far carriera diplomatica.

Le voci di questo fortunato cursus honorum devono essersi riverberate fino in Giappone, poichè nel 1858 lo shōgun perdona ufficialmente Shiboruto-san, invitandolo in veste di consigliere e consulente in scienze e tecniche occidentali.
Così, trenta anni dopo l’incidente diplomatico che lo coinvolse, Siebold può tornare in Giappone per un secondo e ultimo periodo dal 1859 al 1863. Sbarcato a Nagasaki, trova un paese trasformato e in trasformazione. I confini sono stati aperti, le idee occidentali stanno iniziando a circolare e il periodo di rinnovamento Meiji è alle porte. Sfortunatemente le classi più conservatrici, samurai in testa, non paiono essere troppo contente di questo andazzo riformistico. Cosicché il nostro naturalista deve mettere nelle tasche, oltre alla lente d’ingrandimento, anche una rivoltella ben carica.
Siebold si stabilisce sulle colline di Nagasaki, circondandosi delle genti locali e coltivando il proprio giardino. Continua a spedire specie botaniche in Europa, ora anche servendosi della scatola wardiana, una specie di terrario ante-litteram inventato a Londra nel 1829.
Dalle colline di Nagasaki, Siebold riceve e ascolta, quasi come un moderno Cincinnato, alcuni dei plant hunters che seguiranno nei capitoli di questa storia.

 

Philip von Siebold è il responsabile dell’avvio nell’importazione della flora nipponica in Europa. Due caratteristiche erano necessarie per tagliare quel nastro: il muso duro del diplomatico e il pollice verde del botanico. Siebold le possiede entrambe. Il numero esatto delle piante da lui introdotte non è certo, ma stiamo parlando di diverse centinaia. Non è azzardato dire che la maggior parte delle specie introdotte in Occidente prima del 1860 hanno visto la supervisione di Siebold.
L’importanza del suo contributo appare evidente anche solamente sfogliando un qualsiasi libro di giardini giapponesi. Praticamente tutti i generi più rappresentati e rappresentativi annoverano nei loro ranghi l’eponimo sieboldii (si legga alla voce Acer, Clematis, Dryopteris, Hosta, Magnolia, Malus, Prunus, Sedum, Tsuga eViburnum, giusto per citarne alcuni).
Si vada poi al glossario di un qualsiasi libro di giardini occidentali. Piante cardinali come Rosa rugosaBerberis thunbergii, Parthenocissus tricuspidata, Paulownia tomentosa, Chaenomeles speciosa (varianti fertili), Wisteria sinensis ‘Blue Rain’, Pachysandra terminalis, una varietà di conifere (tra cui Taxus cuspidata e Larix kaempferi), hoste, ortensie e peonie devono tutte la loro fortuna al fiuto botanico di Siebold.

Un fatto poco noto è che Siebold batte sul tempo Robert Fortune nell’introduzione del tè, trafugando piante per il giardino botanico olandese di Buitenzorg a Batavia. Così, pur se l’esportazione di tè dal Giappone è severamente proibita, già nel 1833 a Java si producono mezzo milione di piante da semi giapponesi.
Un fatto invece sottaciuto è l’introduzione sempre per sua mano di Fallopia japonica, il famigerato poligono del Giappone. Da un singolo esemplare femmina saranno generate le popolazioni invasive dell’Europa e del Nord America. Quandoque bonus dormitat Homerus

 

Il legame di Siebold con il Giappone non è tuttavia arginabile al solo campo botanico. La portata del suo contributo ha la dimensione plurima e vasta propria del ricercatore “umanista”.
Fin dal suo arrivo a Dejima, Siebold si avvicina e riesce a congiungersi alla cultura e alle genti locali, imparandone presto la lingua. L’influenza che esercita sugli studenti e ufficiali è, nel bene e nel male, una delle chiavi di lettura della sua influente storia in Giappone.
Oltre agli studenti e ufficiali, l’altra casta ammessa a Dejima sono le intrattenitrici dai quartieri di piacere (oggi si direbbe a luci rosse) di Nagasaki. Fra queste cortigiane Siebold conosce la giovane Kusamoto Taki, che diventa sua consorte. A lei dedica l’ortensia prediletta, Hydrangea macrophylla ‘Otaksa’ (diminutivo vezzeggiativo di Taki)[13]. Questo è un omaggio adeguato sia romanticamente che botanicamente, poichè le ortensie mophead oltre a essere intensamente belle sono anche genuinamente giapponesi. (Al contrario di molte altre piante a lungo presunte tali, ma cinesi o coreane d’origine).

I discendenti di Siebold continuano il suo lavoro pionieristico nella diffusione del sapere occidentale nell’arcipelago. La figlia Ine che ha con Taki diventerà il primo medico donna in Giappone. Dal successivo matrimonio in Europa, Siebold avrà due figli maschi Alexander e Heinrich. Il primo sarà importante diplomatico in Giappone, il secondo tra i fondatori degli studi archeologici moderni nell’arcipelago.

Durante l’incidente diplomatico che lo coinvolge, Siebold fa domanda per la cittadinanza giapponese, in modo da poter rimanere ed difendere gli accusati. La domanda è rifiutata, ma questo gesto mostra grande devozione e coraggio, dal momento che, in epoca di autoisolamento nazionale, essere cittadini giapponesi significava non poter lasciare il paese. Con l’ottenimento del passaporto giapponese, Siebold avrebbe quindi compromesso per sempre il suo ritorno in Europa[14].
Paradossalmente, lo stesso incidente diplomatico finirà per aumentare il prestigio di Siebold in Giappone. In seguito alla chiusura della scuola di Narutaki, i suoi studenti tornarono nelle rispettive prefetture e progressivamente traducono e diffondono il sapere moderno. Cosicché pur senza volerlo – almeno inizialmente –, Siebold dà l’avvio a un “corso sieboldiano” in Giappone[15], generando la prima scuola di pensiero su modello e contenuto occidentale. Grazie a lui l’olandese si leggittimerà lingua franca nel mondo accademico giapponese fino alla Restaurazione Meiji. (Fatto quanto meno paradossale se si pensa alla postilla critica dell’accento di Siebold al suo primo arrivo a Nagasaki).

 

Non deve stupire che oggi il nome di Philip Franz Balthasar von Siebold sia più ricordato in Giappone che in Europa. Nell’Impero del Sol Levante, Shiboruto-san è tutt’oggi celebrato come uno dei responsabili della nascita della nazione moderna. Si legge di lui sui banchi di scuola elementare. La sua figura è celebrata con uno dei massimi riconoscimenti nazionali, ovverosia la “mangazizzazione” (la creazione di un cartone animato personalizzato).
Il Siebold Memorial Museum a Nagasaki è il primo museo giapponese dedicato a un non-giapponese. In un giorno di metà estate sono andato a visitarlo. Passeggiando per le sale del museo, osservavo le sue fialette mediche, l’elegante calligrafia giapponese, la rivoltella per difendersi dagli attacchi dei samurai e le mappe e gli altri beni da lui donati o trafugati. Progressivamente sentendo crescere tutta l’ammirazione per l’esempio di un individuo che ha saputo convincere se stesso e gli altri sulla possibilità di abitare e conoscere una faccia ignota del mondo.

NOTE

[1] Prima dell’epoca delle esplorazioni l’Asia aveva fama di essere terra natale di draghi e leoni. Lo stesso Marco Polo aveva a suo tempo dato un contributo usando il proverbiale hic sunt leones per campire gli spazi ignoti dell’entroterra cinese sulle sue mappe. Quelle belve erano ovviamente tigri asiatiche, ma per lungo tempo si credette che nell’Estremo Oriente pascolassero leoni.

[2] Alexander von Humbold (1769-1859) è stato uno dei più entusiasti e sublimi esploratori del suo tempo. I resoconti dei viaggi attorno ai quattro angoli del globo hanno avuto parte importante nella diffusione di quel mal romantico noto oggi come “Sindrome di Wanderlust”. Nei termini della storia delle esplorazioni in Giappone, è un peccato che l’esploratore berlinese non abbia toccato l’arcipelago asiatico: non vi è dubbio che un suo resoconto avrebbe attirato cacciatori di piante come oggi le cinque stelle Michelin tentano il palato dei buongustai.

[3] La maggior parte degli allievi di Siebold sono medici in senso stretto, ma alcuni si dedicano anche alla botanica. In particolare Takano Choei che descrive la coltivazione del tè e l’arte ikebana (la decorazione floreale giapponese) e Kō Ryōsai a cui si deve un ventaglio di studi sulla flora nativa, dalle carote alle conifere.
Questi articoli botanici, così come il resto delle ricerche naturalistiche ed etnologiche commissionate da Siebold ai suoi studenti, saranno incorporati nei volumi di Nippon, il lavoro che renderà il medico di Würzburg famoso in tutta Europa.

[4] Lo stesso Siebold stesso è tacitamente presente nei menu dei ristoranti giapponesi. Una specie di abalone, Nordotis gigantea, è comunemente nota come abalone di Siebold e apprezzatissima per il sushi.

[5] Un’ambasceria di sessanta persone parte da Dejima. I tre delegati olandesi sono attorniati da uno stuolo di spadaccini, guardie del corpo, interpreti, servitori, scribi, facchini, cuochi e compagnia. Nelle retrovie vi sono anche l’artista Kawahara Keiga e alcuni degli studenti di Siebold, a turno sguinzagliati da Siebold fuori dalla caravana, col compito di catturare paesaggi il primo, e a caccia di piante e animali i secondi.

[6] Durante la sua permanenza in Giappone Siebold cerca di entrare in possesso di quanto più materiale possibile, o commissiona dipinti e modelli per ciò che non è spedibile via nave (lapidi, ponti, palazzi e via dicendo). Questo quanto scrive dopo solamente tre mesi dall’arrivo a Nagasaki: “Non ho alcuna intenzione di lasciare il Giappone prima dei prossimi sei anni, almeno fino a quando non ho compilato dettagliate analisi del Giappone, raccolto materiale per la realizzazione di un museo giapponese e preparato la pubblicazione di un libro sulla flora giapponese. Io sono convinto che i Siebold saranno accordati del rispetto della gente dell’Europa quando il museo sarà completato e il libro pubblicato” [TdA].
Ora, la bramosia del suo operare fa emergere più di un sospetto di una certa cupidigia e personale arrivismo. Tuttavia, nel rispetto di una storia più ampia ed equanime, vale far osservare che il trio Fauna-Flora-Nippon sarà il cardine di ogni successivo studio naturalistico dell’arcipelago asiatico; e che l’idea di un museo etnologico è forse la prima concettualizzazione moderna nel suo genere.

[7] Questo dello spionaggio internazionale è un curioso leit-motiv che ritorna talvolta nelle cronache degli esploratori botanici. Uno degli episodi più celebri è il caso di André Michaux, botanico di Luigi XVI e pupillo di Thomas Jefferson, il quale si trovò coinvolto suo malgrado in un impasse internazionale tra Francia, Stati Uniti, Inghilterra e Spagna e dovette abbandonare la sua spedizione naturalistica del nord America.
Michaux fu fine dendrologo e tenace esploratore, nel cui curriculum vitae si annoverano, fra le altre cose, il rapimento per mano di una tribù araba in Iraq, il rinvenimento di codici cuneiformi babilonesi, un naufragio al largo d’Olanda e un contagio di febbre tropicale in Madagascar.

[8] Non è questo un capodanno particolarmente allegro per Siebold, il quale tuttavia non si deve lamentare troppo. L’astronomo di corte coinvolto in prima persona nell’incidente muore nelle carceri della capitale. Altri cinquantacinque giapponesi vengono puniti tra Nagasaki e Edo, spesso con morte o ergastolo.

[9] Nella fuga precipitosa per Leida, Siebold deve dirottare parte dei suoi carichi di piante a Gand. La conseguente espansione di questa raccolta di piante rare ed esotiche contribuiranno largamente alla fama dell’orto botanico di Gand, che, in segno di gratitudine, qualche anno dopo offrirà a Siebold gli esemplari di tutte le specie del carico originale.

[10]  Vi è sempre un tocco di Giappone nei giardini botanici olandesi. Ad Amsterdam una piccola corte adicente la caffetteria è piantumata alla giapponese. Lì ho notato per la prima volta Podocarpus macrophyllus, che in Giappone è usatissimo ma è curiosamente misconosciuto in Europa. Di Leida ricordo il bel giardino alla memoria di Siebold, adiacente il ruscello così olandese a confine del Hortus, e il cui spazio ruota attorno a un esemplare di Zelkova serrata, una delle innumerevoli introduzioni di Siebold.

[11] Più che una trattazione in ventidue tomi sul Giappone, Nippon è l’impresa di una vita. Il modello letterario è l’altrettanto ambizioso e voluminoso Kosmos di Humbold, in cui negli stessi anni l’eploratore berlinese si era prefisso di ritrarre nientemeno che la Natura intera. Siebold avrà sorriso compiaciuto leggendo il proprio nome citato nelle pagine del libro del suo ispiratore.

[12] Siebold riceve non solo il dottoraro onorario dall’Università di Würzburg, ma anche il prestigiosissimo titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine del Leone dei Paesi Bassi. Incontra inoltre il cancelliere prussiano Metternich e gli imperatori Francesco I di Prussia e Napoleone III di Francia. La frequentazione di questo entourage e relativa noblesse oblige, gli impongono la dedica di una delle sue più maestose scoperte botaniche a una regnante del tempo, Anna Paulowna, la regina consorte dei Paesi Bassi e figlia dello zar di Russia. Ecco svelato l’etimo di Paulownia imperialis (oggi più propiamente P. tomentosa), l’albero dei digitali, anticamente associato al buon governo in Giappone.

[13] Hydrangea macrophylla ‘Otaksa’ è introdotta in Europa nel 1862 da Siebold. Tassonomicamente è oggi considerata una forma di H. macrophylla. Rispetto alla specie classica si distingue per le inflorescenze più vaste e semiglobose.

[14] Siebold fu uno dei pochissimi europei a ragionare sulla questione dell’indipendenza giapponese fuori dagli schemi del puro colonialismo. Attorno al 1850 le potenze occidentali avevano i piedi ormai ben piantati in Cina, ed erano decise ad insediarsi nel nord Pacifico. Siebold propone agli stati europei l’adozione di un approccio culturale, piuttosto che una mera politica mercantile, e parallelamente suggerisce allo shōgun di aprire le porte del paese al resto del mondo. Purtroppo la storia successiva ha dimostrato come il suo consiglio sia stato ampiamente ignorato da entrambi i partiti…

[15] In giapponese Siebold-ryū è l’espressione usata per indicare tale momento culturale. Ryū significa letteralmente fiume, ma qui si riferisce alla trasmissione verticale del pensiero, dal maestro al discepolo.

FONTI

Fukui, H. et al (2001). Siebold’s Japan. Siebold Memorial Museum.

A.M. Martin, The perils of plant collecting
http://www.evolve360.co.uk/Data/10/Docs/16/16Martin.pdf

Peter Barnes, Japan’s botanical sunrise
http://www.barnes-botany.co.uk/explore_japan.html
(originally published in Curtis’s Botanical Magazine 18(1): 117-131 (2001)

Jannetta, A. (2007). The Vaccinators. Smallpox, medical knowledge, and the “opening” of Japan.

NB: Nella varia letteratura e sitografia, i dettagli di nomi, luoghi e date sono spesso discordanti o lost-in-translation. Ove abbia riscontrato contrasto di informazione, mi sono attenuto a Siebold’s Japan (2001), che mi è parsa la fonte più prossima a quei remoti accadimenti.

Giulio Veronese